Io sto a casa - l'appello della Consulta provinciale degli studenti

IL TESTO SUI GIORNALI

 

L'APPELLO DEL 12 MARZO 2020

DISTANTI MA UNITI.

Appello a tutti gli studenti della provincia

 

È un momento duro. La paura di molti di noi è comprensibile. Ma è arrivato il momento di mettere da parte la voglia di uscire, di condividere, di vedersi, di abbracciarsi, per quanto sia forte il desiderio di tornare alla normalità.

Al momento abbiamo un nemico comune, il contagio, e dobbiamo combatterlo con le giuste misure restando uniti, anche se a distanza.

È così indispensabile uscire la sera? Agli aperitivi non possiamo rinunciare? Non possiamo proprio posticipare i party o le cene con gli amici? Perché la vera festa sarà quando tutti insieme riusciremo a uscire da questa situazione.

Una cosa ci insegna questo virus: se non andremo tutti nella stessa direzione l’epidemia si trascinerà con conseguenze sempre più gravi per tutti, singoli individui e comunità. Se faremo invece tutti la scelta giusta vinceremo nel minor tempo possibile: ogni singolo contributo fa la differenza!

Secondo le proiezioni dei modelli matematici comunicate dal Presidente della Regione Veneto se tutto continuerà con il trend di questi giorni nel solo Veneto il 15 di aprile ci saranno 2 milioni di contagiati da Coronavirus sui 5 milioni di abitanti totali. E i giovani possono fare molto per impedirlo.

Di questa emergenza le parole d’ordine sono responsabilità e solidarietà. La solidarietà verso i contagiati, le famiglie delle vittime, dei nostri amici e famigliari, ma soprattutto verso i medici, gli infermieri, i volontari che stanno affrontando il problema in prima linea. In un Paese in cui sempre più persone lasciano spazio all'indifferenza, alla rassegnazione e al disimpegno, i medici e tutto il personale sanitario stanno dimostrando l’umanità che spesso viene dimenticata. Ora però è arrivato il momento che ognuno faccia la sua parte perché tutti noi, nel nostro piccolo, possiamo fare la differenza. Non possiamo darci ordini a vicenda, ma possiamo darli a noi stessi dimostrando di essere cittadini attivi degni di orgoglio. Dobbiamo e possiamo cambiare abitudini!

Cosa sono due settimane di sacrificio di fronte al dramma sofferto da molte migliaia di medici, infermieri e pazienti che si trovano in un vero stato di guerra?

Sono sempre di più i noncuranti e gli indifferenti che non aprono gli occhi per non essere emotivamente coinvolti. Il soggetto che non riesce o non vuole vedere la realtà prima assume atteggiamento sprezzante, poi fugge. Non è la disobbedienza la questione, ma la volontà di non vedere e non capire. Siamo caratterizzati da un individualismo esasperato e da un forte indipendentismo. Non sappiamo camminare insieme. In questo momento le vere malattie da combattere sono l’egoismo, l’indifferenza, l’ignoranza e la cocciutaggine nel rimanere in errore.

Spazzate via sono state tutte le nostre abitudini e con loro i nostri istituti, i nostri banchi di scuola, i nostri insegnanti e perfino i nostri compagni, sono stati rimpiazzati da pallidi schermi digitali attraverso i quali cerchiamo di sopperire alla nostra perdita anche se (finora), senza straordinari successi. Questa mancanza però ci sprona a dare di più e a ricercare il meglio, anche in una situazione critica come quella che stiamo vivendo, facendoci valere e facendo valere il nostro diritto allo studio, esercitandolo anche in modo innovativo, cercando di prenderci tutte le nostre responsabilità, rendendoci così protagonisti e responsabili della nostra stessa istruzione.

 

Ci troviamo di fronte a un bivio e dobbiamo fare una scelta. Una scelta consapevole e responsabile. Aprire gli occhi e prendere consapevolezza rimanendo a casa e rispettando le istruzioni del nostro governo con lo scopo di limitare il più possibile il contagio, o uscire secondo la quotidianità negando l’evidenza del problema.

Certo è difficile rimanere segregati in casa limitando al minimo la propria vita sociale, ma ricordiamoci che al giorno d’oggi sono molti i modi per rimanere in contatto con amici e familiari. Chiamate, videochiamate e tutte le forme di messaggistica sono una valida soluzione, almeno finché il problema persiste.  La tecnologia ed i social ci possono venire incontro diventando ponti che mitigano la distanza figurativa se non reale tra le persone e ci permettono di condividere non solo stories o post ma anche idee, speranze e riflessioni. In questo modo saremo distanti, ma allo stesso tempo molto uniti. Perché è solo insieme che ne verremo fuori più forti di prima.

 

La Presidente e la vicepresidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Belluno per conto degli studenti della Consulta.

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